Quelli che ben pensano.

Quelli che ben pensano.
Bel modo per inaugurare una nuova categoria (dall'orrido nome).
Bel modo sì.
Nel senso che la categoria l'ho creata apposta per il post, quindi... Vabbè, vaneggio come al solito.
Quest'oggi, tra una installazione e l'altra ed una navigata e l'altra, sono finito ad ascoltare MieTerreRadio, e mi sono imbattuto in una bell'intervista a Marquant.
Ah, tanto per chiarirci ci sono finito tramite la BlogBar (per chi se lo chiedesse), quindi vi confutiamo la teoria "gattonero odia la BlogBar" ;þ
Era una intervista un po' vecchia, magari, non è che lo sappia. Non è che io possa avere una risposta su tutto, nè.
A proposito, un consiglio: Pietro B., cambialo quel promo di MieTerreRadio, o perlomeno fanne uno un po' vitale. Rischio la catalessi, ogni volta...
...
Ci risiamo, è tornata. L'incapacità di scrivere cose sensate o perlomeno con una struttura è di nuovo in mio possesso. Grazie, lassù. Ti voglio bene.
...
Va bene, ricominciamo daccapo.
Dicevo, mi sono messo ad ascoltare questa intervista a Marquant, una intervista carina su come è nato il suo blog, di cosa tratta, quanto lo tratta, quanti lo visitano, cosa ama fare, quando ama farlo.
Insomma, una di quelle belle interviste incentrate sulla persona ed incensate sulla persona.
Non che ci sia nulla di male, intendiamoci.
Sta di fatto che, fra le varie domande e domanducole che mi colpivano l'orecchio mentre facevo altre sedicimila cose, ce n'è stata una che ha destato la mia attenzione.
O che mi ha fatto rizzare i peli sulla schiena.
Cerettata.
"Ti è mai capitato di convincere qualcuno ad aprire un blog? E di istruire chi ne ha già uno su come tenerlo?"
Una domanda innocua, innocuissima. Di quelle che si fanno alle "Blogstar" senza pensarci troppo su. Alle Blogstar, mica a tutti: a chi vuoi che interessi saperle di me, queste cose?
Non che a me sia interessata molto la risposta di Marquant, a ben pensarci.
Il fatto è che questa domanda ha cominciato a frullarmi in testa e a tormentarmi, non so perché.
Sarà colpa delle lasagne di mia madre, mangiate a pranzo: magari ho la digestione pesante.
Dicevo, questa domanda ha bloccato la mia routine mononeuronale, che è andata in loop.
"Ti è mai capitato di convincere qualcuno ad aprire un blog? E di istruire chi ne ha già uno su come tenerlo?"
Convincere? Istruire? ISTRUIRE?
D'accordo sulla prima parte. Anche a me è capitato. A tutti penso sia capitato.
O almeno è capitato a buona parte di quelli a cui scrivere un blog piace.
Ma istruire? Come si fa con i cani?
Buffetto sul sedere se si sbaglia, zuccherino o biscottino se si azzecca qualcosa?
Aberrante.
Mi devo essere perso qualcosa, una puntata dello show. Da quel che mi era stato riferito, fino a poco tempo fa il blog era espressione della personalità di una persona.
Dei gusti, delle preferenze.
Cosa è cambiato?
Perché, se non è cambiato nulla, come si può "istruire" qualcuno su quali gusti avere, o su cosa preferire o meno?
Il termine giusto - in questi casi - non è "manipolazione"?
Ed allora, "istruire qualcuno su come tenere un blog"?
Si può fare? Davvero?
Ma soprattutto, è eticamente giusto?
Troppe domande, vero?
No, non mi sembra giusto. Sarà che vivo fuori dal mondo, sarà che ho una visione della realtà tutta mia: fate un po' voi. "Sono ciò che i lettori leggono di me", che sembra una frase molto pirandelliana.
Non mi sembra giusto. Al contrario.
È uno snaturamento del weblog e di quello che rappresenta. Della sua essenza.
E soprattutto, mi sembra un segno di arroganza.
Chi sono io per "istruire" un'altra persona su come fare, cosa fare, cosa trattare?
Un "insegnante" potrebbe farlo, forse.
Ma nel mondo dei blog nessuno è maestro.
Tutti studiosi, semmai.
Ognuno deve costruire il proprio stile, dare al blog la fisionomia che più si confà al proprio status quo mentale. Tagliare, cucire, affinare, adattare.
Come cucirsi un vestito addosso.
Ecco, forse è quello del vestito il paragone adatto.
Posso farmi cucire un vestito su misura, seguendo le mode o i consigli degli atelier esperti.
Ma allora non sarà più un vestito fatto da me. Ma un vestito fatto per me. Da qualcun altro.
Ed allora un blog fatto per me, ma non da me è davvero un blog?
È una domanda a cui - io - mi sono già dato una risposta.
Posso avere il biscottino, ora?