
Un giorno dopo... Synchro?
Sono attorniato dalla mia quasi non frenetica vita romana e da una endemica mancanza di connessione. Oltre che da logorrea fulminante. E mi riprometto di scrivere un tot di email almeno per far ricordare la mia presenza o far capire che ancora vivo. E nonostante il sonno sorrido, e nonostante il sorriso son depresso. Quasi. Se depressione può chiamarsi. Ma è come la marea, che passa e se ne va, ma non cancella...
Just remember: you owe me a tea...
L'ultimo giorno
Come da titolo. E da domani, post più rarefatti ma (speriamo) un po più pregni di significato...
Penultimo giorno
O forse ultimo, non lo so.
In ogni caso, domani torno a Roma, e non ho scritto granché, nonostante avessi cose da scrivere.
Odio i miei periodi "calanti". Vabbè, oggi farò uno sforzo e cercherò di buttare giù un paio delle cose che mi ero ripromesso, sperando di superare il calo... Che carattere assurdo ho...
A volte ritornano...
E a me vengono le paresi sorridenti.
Vacanze Pasquali
Ho divorato un paio di Kinder Gran Sorpresa, mangiato alcune "cuzzupe", sgrufolato dolciumi vari e stasera mi aspetta la seconda dose di "fraguni" (perché la prima c'è già stata).
La prossima volta che vorrò riusare il computer, mi toccherà rotolare fino alla stanza, perché credo che la forma a palluzza non agevolerà il camminare...
Sto malissimo.
E mi sento un cretino. Porca miseria...
(Almeno mi sforzo di non dare spazio ai miei dotti lacrimali...)
“Scusa, disilluso, ancora accuso...” (incolpo ed’uso ironia di circostanza)
“...mi dispiace, ti ho deluso...”
“E basta!!!”
Ora per me è festa grande, mi prendo sorridente le vittorie, però intanto lascio te in mutande.
“Fa niente” mi dici sorridente.
“Fa niente” la tua bocca mente.
“Fa niente, fa niente, fa niente!”, pelle da serpente...
“Fa niente” conta poco o niente...
Le storie sono come le finestre a primavera: si apron facilmente sempre troppo volentieri,
Ascoltando il profumo di un estate che si spera arriverà, ma non arriva, e pensi sempre a ieri.
E l’attenzione cade solo sulle cose belle: i prati illuminati, i fiori gialli e bianchi
Ma poi cade la neve e primavera non è più, ma poi cade la neve e primavera non è più
“Ti accuso del sopruso, non abuso della tua calma...”
“Sono stato brusco e non ottuso, c’è gran differenza...”
E’ stata una delle tante storie durate niente, pazienza andiamo avanti... ma mi sento un verme.
“Fa niente” mi dici sorridente
“Fa niente” la tua bocca mente
“Fa niente, fa niente, fa niente!” pelle da serpente...
“Fa niente, conta poco o niente...”
Le storie sono come le finestre a primavera: si apron facilmente sempre troppo volentieri,
Ascoltando il profumo di un estate che si spera arriverà, ma non arriva, e pensi sempre a ieri.
E l’attenzione cade solo sulle cose belle: i prati illuminati, i fiori gialli e bianchi...
Ma poi cade la neve e primavera non è più, ma poi cade la neve e primavera non è più
Le braccia strette forte al petto in segno di chiusura, con l’espressione e il broncio tipico che non hai perso mai
Davanti al cappuccino, assaggi la sua schiuma, e vagamente erotico con gli occhi assaggio te.
E riassaporo gusti indiscutibili che hai perso: dolci, agri, ingenui erano i miei morsi
E quanto errori accumulati senza mai capire che, per gustarsi meglio, ci si deve assaporare piano, lentamente, con la testa, lievemente, cominciare dall’esterno per lasciarsi alla fine.
Le storie sono come le finestre a primavera: si apron facilmente sempre troppo volentieri,
Ascoltando il profumo di un estate che si spera arriverà, ma non arriva, e pensi sempre a ieri.
E l’attenzione cade solo sulle cose belle: i prati illuminati, i fiori gialli e bianchi...
Ma poi cade la neve e primavera non è più, ma poi cade la neve e primavera non è più
Le storie sono come le finestre a primavera: si apron facilmente sempre troppo volentieri,
Ascoltando il profumo di un estate che si spera arriverà, ma non arriva, e pensi sempre a ieri.
E l’attenzione cade solo sulle cose belle: i prati illuminati, i fiori gialli e bianchi...
Ma poi cade la neve e primavera non è più, ma poi cade la neve e primavera non è più...
Mi è arrivata addosso come una doccia fredda. Non conoscevo bene il cd, ero prevenuto con Tiziano Ferro, probabilmente non l'avrei mai ascoltato. E invece... per caso, mi è piovuta addosso. Un macigno. Le parole mi rimbombavano in testa e mi accoltellavano alle spalle. Coltellate ripetute. Ovunque.
Non il testo in sé, non il significato totale.
Ho astratto.
Astrazione... astrazione... astrazione e decontestualizzazione, per adattarlo alla mia storia. Una cosa inconscia.
Mi è arrivata addosso come una doccia fredda.
"Fa niente, fa niente, fa niente..."
No che non fa niente!
Io soffro, dannazione, soffro anche se è una amicizia e non un amore. Allo stesso modo. Con la stessa intensità.
Non ci posso fare niente, sono fatto così.
Perché per me l'amicizia è di pari grado, ugualmente totalizzante. Ugualmente deludente, alle volte.
Perché mi illudo, da solo. Vedo ciò che non è, fumo e non arrosto. Intenzioni inesistenti...
Io soffro, e non posso cancellare tutto con un colpo di spugna, come se nulla fosse successo. Non riesco a razionalizzare i sentimenti in questo modo. Le cose che fanno male, restano. Quelle felici, molto spesso col tempo si cancellano, o si opacizzano...
Stanotte l'ho sognato. Un sogno strano, perché era lui, o forse non lo era. Forse era una mia proiezione di lui. Non mi era molto chiaro.
Perché io, questa persona, non la conosco. Non ne conosco il carattere, non ne conosco le idee, non conosco il suo modo di rapportarsi con gli altri.
Eppure l'ho sognato.
L'ho inserito in un contesto familiare a Roma, la casa di Vale, e l'ho reso protagonista di una scena che in quel contesto era perfetta. Plausibile. Direi quasi reale.
Lo prendevo in giro, come un vecchio amico. E insieme a me, lo prendevano in giro anche Valentina e le sue coinquiline. Non si trattava di cattiverie, era ironia.
Ironia sulle sue sicurezze, sul personaggio che interpretava, sulle fisime e sulle fissazioni. Cosa che, in quella casa, è all'ordine del giorno, perché nessuno si prende troppo sul serio.
E lui, di fronte alla "sfida" che gli veniva proposta, rispondeva con la sua solita (?) strafottenza, con la sua solita sicurezza. Ma l'imbarazzo si percepiva, la forzatura. Ed era proprio questo a rendere tutto divertente: vederlo sforzarsi di mantenere il suo personaggio, nonostante fosse cosciente che, di questo sforzo, noi ce ne eravamo già resi conto. E' stato... bello. Come quei filmini familiari che raccontano di una qualsiasi giornata in casa, dei momenti felici. Filmati che non ho, peccato.
E' stato bello. E, lui, mi piacerebbe averlo come amico. Perché sembra aver qualcosa da dire, qualcosa da imparare e qualcosa da insegnare.
Lui. Un carattere associato ad un volto e ad un aspetto da un sogno, inconsciamente. Ma io, quel volto, non lo conosco. O meglio, so chi è, ma non fa parte dei volti con cui ho rapporto.
E allora lui chi è? Dov'è? Non lo conosco, ma mi manca, come un amico lontano.
Un sogno durato pochi minuti, prima del risveglio. Ma che ha lasciato un segno...