
Eh eh eh, vi segnalo due post dal Blog "Terzo asciugabiancheria... a sinistra", che anche se sono un possibile spoiler per chi non avesse letto il suo ultimo libro, sono divertentissimi per come affrontano la mania letteraria degli ultimi anni:
Dopo "La parola amore esiste?", ispirato a tutti i Sanvalentinomani...
L'amore è un gioco?
Eccomi qua.
Sono le 3.15 di notte, e finalmente sono riuscito a trovare la "forza" di mettere nero su bianco un post che penso da un paio di giorni. La cosa potrebbe sembrare strana o significativa, se non fosse che questa condizione di "difficoltà" si ripete da un tot di tempo.
Eccomi qua.
Sono le 3.16 di notte, ed è San Valentino. Il che probabilmente rende molto felici alcune persone, molto tristi o incazzati o pervasi da sentimenti negativi ben più persone, e assolutamente indifferenti delle altre. Perché è questo il poter di San Valentino, checchè lo si consideri una festa positiva o negativa o inutile: ci si pensa comunque.
E, di riflesso, si pensa all'amore.
E' inutile fare i paladini, i "a me non frega nulla", i "io all'amore non ci penso proprio". Magari inconsciamente, magari ci rifiutamo di accettarlo, ma in questo stramaledetto 14 febbraio pensiamo tutti all'amore e correlati.
E allora l'ho fatto pure io, partendo dalla mia condizione piuccheventennale di single.
Mi sono chiesto: "Perché?"
Cosa mi differenzia dai tanti accoppiati che ci sono nel mondo?
E qui è scattato una riflessione che è partita come una autodifesa psicologica ed è diventato un discorso più generale...
L'amore è un gioco?
Perché, per molti, è così che parte. In fondo, credo sia capitato a una buona parte di noi il discorso "No guarda, ora basta, non mi va di essere ancora single. Quel/la ragazzo/a è carino, simpatico, gli piaccio almeno un poco... proviamoci." Un tentativo, si parte con qualcosa di poco serio, poco più di "vediamo se va bene", e poi si vede come la cosa si evolve. Se continua in maniera positiva, si può anche trasformare nella storia d'amore più bella che si sia mai vista (e questo non lo metto in dubbio), ma se va male... vabbè, in fondo è stato un tentativo!
Beh, chiariamoci: penso non ci sia niente di male nel pensarlo. In fondo il pensiero non ferisce più di tanto.
Il problema, almeno da parte mia, è di inserirmi in questo gioco di cui tutti o quasi sembrano consapevoli. E consezienti.
Tante volte mi sono detto "Ma sì, perché no... prendiamo la cosa molto meno seriamente!". Tante volte me lo ha ripetuto anche la mia migliore amica Giusy, quella santa donna che mi fa da voce della coscienza nella mia personale lotta contro i miei estremismi ideali. Eppure non ce l'ho mai fatta.
Perché appena comincio a pensare anche soltanto di fare una cosa del genere, scattano tutta una serie di riflessioni sulle conseguenze del mio comportamento.
A parte il fatto che non amo giocare con i sentimenti delle persone, almeno consciamente, comincio a riflettere sul futuro di una storia partita con queste basi...
Anche nel caso in cui da questo rapporto-gioco si sviluppasse un sentimento vero e FORTE, come potrei portarlo avanti? Come potrei guardare in faccia il mio partner, e dirgli "Ti amo." sapendo di averlo utilizzata come pedina nel mio gioco di ruolo sull'amore?
Un mezzo per raccogliere Punti Esperienza. Un topolino bianco.
E questo caso fortuito, di nascita di un amore vero, è anche particolarmente raro, una mosca bianca.
In realtà, se ci si guarda intorno si vede un continuo balletto di persone che tentano, provano, costruiscono castelli, si arrabattano alla ricerca della loro storia d'amore sanvalentiniana.
E, se ci penso bene, non lo trovo neanche un comportamento scorretto né perfido. Più che altro, è un atteggiamento umano. Perché l'essere umano sbaglia, e per sbagliare deve tentare.
Sono allora io che mi pongo al di sopra degli altri? E pontifico? E mi illudo di riuscire a trovare, prima o poi, l'amore bianco e rosso, bruciante passione e purezza del sentimento?
Di questa chimera sono coscente. Di questo amore fiabesco inesistente. Dell'altra metà della mela... magari fosse così.
In realtà la coppia è un muro formato da mattoni, le cui crepe e fessure sono costantemente riempite di stucco. ED E' MOLTO PIU' BELLO CHE SIA COSI'. Perché sarebbe una storia d'amore soddisfacente.
Ecco, sono arrivato alla fine del discorso, perché mi sono reso conto che dell'amore non capisco ancora nulla. Sempre che di lui si possa capire qualcosa.
L'amore è un gioco? Sì, credo lo sia. Peccato che io non riesca a giocare... e, sinceramente, in fondo penso che sia giusto così, che il mio modo di pensare sia quello giusto.
Forse, è solo autodifesa...
Le amene disconnessioni mattutine di Lui e Lei - 1
(Assolutamente slegati dal contesto di discussione, di fronte ad un caffè caldo e cercando di recuperare le proprie facoltà mentali...)
Lei: "Ah, che simpatica sensazione di fresca abbondanza!"
Lui: "Brrrrrrrrrno..."
Che già se capite il significato della prima frase, fatemi un fischio perché a nessuno di noi due è ancora chiaro...
Si avvicina il 14 Febbraio, ed io mi chiedo se sia il caso o meno di accodarmi alla massa e scrivere un bel post sull'ammmmòre (con tante emme e la o aperta).
Gli argomenti ci sarebbero, se depurati dalla melassa, e posso sempre inserire la divertentissima nuova ragazza del mio coinquilino. Ci siamo visti in tutto circa dieci minuti in due settimane, e oggi se ne è arrivata con la macchina fotografica dicendo di volere a tutti i costi una foto sua con me accanto...
Poi uno dice che l'amore rimbecillisce!


Per ristabilire i delicati equilibri del mio blog e della mia mente, dopo una serie di post con un significato proprio, ho deciso di pubblicarne uno assolutamente inutile: questo.
Per proteste o suggerimenti, potete lasciare i vostri messaggi nell'apposita cassettina: ci aiuteranno ad essere sempre più vicini alle vostre aspettative, perché noi siamo sempre dalla parte del cliente.
Buonasera.
Un caffè nero bollente.
Sentire il fiore azzurro delle passioni bruciarmi. Sentire il calore che parte dal basso del mio essere e pulsando sale, sale, sale totalizzante.
Lasciarmi andare a questo calore e librarmi etereo. Lasciarmi pervadere fino a trasformarmi e a fondere le mie essenze, impregnare il limpido con il torbido, il chiaro con lo scuro.
Yin e Yang.
Liquido e solido che si influenzano a vicenda diventando unità. Un'essenza nuova e preesistente al tempo stesso, di rottura, ma coerente col proprio passato.
Un caffè nero bollente.
Liquido, trasformabile, adattabile al contesto. Ma denso e corposo. Una presenza palpabile.
Voglio farmi assaporare dalle persone. A piccoli sorsi o tutto d'un fiato. Seduti, in piedi, da soli o in compagnia. Voglio lasciare il mio gusto dietro di me e dopo di me, quella sensazione in bocca... sì, quella.
Voglio essere dolce per chi ha bisogno di dolcezza; amaro, per chi cerca una scossa. Per far riprendere da una sbornia.
Voglio sferzare gli animi e spingere alla azione. Svegliare chi ancora dorme o finge di dormire.
Eccitare.
Contorcere le budella.
Voglio essere un momento di riflessione. Una pausa.
Un caffè nero bollente.
Non il latte dalle mille forme, il latte che si inacidisce o si indurisce, il latte che si fa plasmare.
E neanche miele che si scoglie nel tè divenendo quasi impalpabile.
No, grazie. Voglio essere denso e gustoso come un caffè.
Un caffè nero bollente.