
Per "Gli incontri allucinanti del Gatto Nero".
Scena: io e due compagni di università lavoriamo ad un servizio televisivo per la lezione di Giornalismo Televisivo, intervistando. Io vado in giro alla ricerca di ragazzi del terzo quarto anno, e chiedo informazioni a un gruppo di ragazzi/e.
Mr. Durbans: "Mukkassassina."
Io (risposta programmata, prima o poi lo ribecco...): "San Patrignano?"
Aggiungo che le regole del gioco non le ho inventate io... le ho dovute capire da solo...
Sorvolo sul senso di stordimento di queste ultime due ore, che sarà causato dal raffreddore o dal computer, non so...
Sorvolo ache sulla dannata tastiera di questo internet point che funziona come decide lei, quindi perdonatemi possibili errori...
Vado subito al punto.
In questi ultimi due giorni mi è capitato, ache grazie ad una conversazione col mio coinquilino qui a Roma, di riflettere su un argomento che prima non mi aveva sfiorato: la dicotomia "essere-conoscere".
Ai nostri giorni, è appastanza ricorrente trovarsi a parlare della dicotomia "essere-apparire", evoluzione dell'"essere-avere" di cui aveva parlato anche fromm in uno dei suoi libri.
Ed è un po' estraniante vivere in una società che professa l'essere ma inseuge l'apparire. Io stesso lo faccio, credo lo facciamo tutti. Devo dire che, personalmente, il perseguimento dell'apparire deve venire logicamente dopo il miglioramento e la definizione dell'essere, se si vuole sentirsi "a posto" con sé stessi.
È facile però prendere posizione sull'argomento. "È meglio essere, che apparire, per quanto la cura di sé stessi sia una cosa importante soprattutto per sé stessi." Questo, più o meno, credo sia il riassunto delle varie opinioni presenti.
Però, e qui mi trovo in difficoltà anche io, che posizione bisogna prendere riguardo alla distinzione fra "essere" e "conoscere"? Non se ne parla spesso, o perlomeno, non ci sono state molte discussioni al riguardo.
È davvero la cultura a rendere migliore un uomo rispetto a un altro? La risposta può sembrare ovvia sia nel caso si scelga una posizione o l'altra... Eppure non lo è poi così tanto.
Mi spiego. Indubbiamente l'avere una buona cultura aiuta l'individuo a porsi in un determinato modo alla vita e al mondo. Più aperto? Più curioso? Più adattabile? Probabile... ma possiamo per questo definirlo migliore? A questa domanda non so risponere così facilmente.
Sembrerebbe quindi che l'essere vinca anche in questo caso, ma... Possiamo negare il fascino, prevalentemente positivo, che queste persone dalla cultura particolarmente spiccata hanno su chi meno cultura ha? Lo stimolo mentale derivante dal parlare con loro? Non so ancora prendere una posizione articolata.
Forse è un argomento complesso da esser affrontato in un solo post, soprattutto se pensiamo agli altri aspetti che si potrebbero toccare. Ad esempio, come giudicare quelli che fanno della propria cultura la propria bandiera, oltre che una forma di autoghettizzazione?
sì, è decisamente un argomento complesso...
La lotta dell'addominale floscio, la battaglia del gluteo cadente, la pugna dell'equilibrio precario... Tutto questo è la mia esperienza in palestra...
Saranno, quanti?, due giorni di palestra? Mi sembra di esserci stato un mese... Sorvoliamo sui dolori muscolari (prevedibili) che mi tormentano dal primo passo all'interno della palestra. Sarà stata l'aria? Sorvoliamo sulla mia condizione fisica ignobile...
Ma vogliamo mettere le lezioni di Fitness (o come diavolo si chiama)? Ormai per me sta diventando una lezione di principio...
Mi rendo conto di essere quanto meno incomprensibile... ma cosa cambia dal solito???
Pare che ancora non si siano sbranati... sono cose che emozionano.
Anche se prevedo una rivolta degli studenti del Secondo Anno del Nuovo Ordinamento, che probabilmente per una logica inattaccabile non potranno partecipare al seminario...
(Ma a voi frega qualcosa della mia vita universitaria? Certe volte ho dei SERI dubbi su quello che scrivo...)
Niente, volevo scrivere un bel post dal laboratorio informatico e invece niente... mi toccherà sfruttare il tempo durante le lezioni....
Che cattivo ragazzo sono....
(E sto diventando sempre più telegrafico...)
No, fermatemi, FERMATEMI!
La febbre no, non la voglio a due ore dalla partenza per il ritorno a Roma... no, no, no!
Nin se ne può più!
E sono pure ipocondriaco!!!
E intanto mi sa che mi sto beccando un raffreddore.
Dannato tempo!
Ora vado che devo capire come usare una videocamera digitale (non mia) e contemporaneamente spiegarla al possessore... ma posso fare sta vita?